Bagno di Gong
Mercoledì 22 dalle 20


Bagno di Gong con Luca Loreti. Appuntamento con suoni e vibrazioni e massaggio sonoro. Dalle 20 alle 21.30

International Yoga Day

Per celebrare lo Yoga il 21 giugno, quest’anno vi offriamo due possibilità: una sulla Terrazza Mascagni e una in sede, dove potranno unirsi in seguito anche gli altri.
Alla Terrazza Mascagni alle ore 19.30 inizia la pratica di sequenze di Saluto al Sole tutti insieme, diverse scuole, sarà sicuramente bello da vedere e anche da partecipare, il luogo è spettacolare.
In sede, alle ore 18.30 inizierà la pratica che sarà proposta da diversi insegnanti, venti minuti a testa.
A seguire un piccolo rito per celebrare la giornata dello Yoga, dopodiché andremo a cena tutti insieme.
La pratica in sede sarà aperta a tutti, proprio per celebrare questa giornata.
Vi preghiamo di comunicare la vostra adesione.

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Pensiero di Giugno

Giugno “La falce in pugno”, ma chi può dirlo con queste strane stagioni che da un po’ di tempo ci affliggono? Inverni che sembrano primavere, primavere che sembrano inverni, o estati anticipate, ci disorientano e ci fanno anche temere che i cambiamenti climatici non sono cosa da prendere alla leggera.
Meglio quindi riportarci alla nostra pratica e cercare dentro di noi un significato più profondo di ciò che sta accadendo su questo pianeta. Il mese scorso abbiamo appena accennato al purusa e alla prakrti. Occorre però andare più a fondo perché una semplice indicazione non può esaurire il significato di questi due termini. Questa volta vedremo l’argomento più esaurientemente.
Purusha (o spirito): immaginiamo un'entità spirituale perfetta, cosciente, che conosce, osserva, senza agire, perché l'azione implicherebbe già una condizione imperfetta, che ha in sé le qualità dell'onniscienza e della consapevolezza, è colui che vede, o veggente.
Prakrti (o materia, natura primordiale): e immaginiamo anche un'altra entità, materiale, formata da sostanza più densa, senza consapevolezza, senza conoscenza ma con la capacità di agire, trasformarsi e trasformare e contenente in sé allo stato latente tutte le caratteristiche del cosmo quale noi lo conosciamo ed anche quello che noi non conosciamo, è ciò che è veduto. Esistenti dall'infinito, infiniti nel tempo.
Per qualche motivo che sfugge alla nostra comprensione, ad un certo punto della storia del Cosmo, il Purusha si avvicina alla Prakrti, si ha un contatto "elettrico", chiamato Sam Yoga (l’abbiamo già visto), una scintilla; e la prakrti inizia a manifestare tutte le forme e gli elementi: tutto ciò che essa ha insito in sé. E questa manifestazione è opera dell'interazione tra le sue qualità, chiamate guna, infinite, che vengono riunite in tre gruppi principali:
il guna sattva caratterizzato da tutti gli attributi di luminosità, bellezza, intelligenza, armonia, serenità ecc.;
il guna Rajas
da quelli di movimento, azione, passione, energia, dolore ecc.;
il guna Tamas da solidità, oscurità, densità, pesantezza, passività, ricettività ecc. L'interazione tra queste qualità dà origine, secondo la filosofia Samkhya, strettamente correlata allo Yoga, a tutto ciò che esiste in natura. Le prime realtà manifestate sono le menti, sia individuali (Buddhi, Citta) sia la mente cosmica, Mahat. Da queste poi con vari passaggi si arriva ad elementi sempre più densi giungendo all'aspetto più solido della manifestazione.
Tutte queste cose in realtà non vengono create perché la Prakrti le ha dentro di sé a livello dormiente. Il contatto col Purusha semplicemente permette che esse escano all'aperto.
Il Purusha, dopo il Sam Yoga, entra nella manifestazione della Prakrti attraverso la Buddhi, che è la categoria più vicina alle qualità del Purusha, e comincia ad identificarsi con essa. Per questo la Buddhi può apparire cosciente, ma in realtà è il Purusha ad esserlo. Lui, penetrando sempre di più nella prakrti, perde la cognizione della sua identità e finisce col credersi e apparire agente, crede di essere Prakrti. Da quest'errore primordiale proviene la sofferenza di cui è intrisa la vita poiché il Purusha, perdendo la coscienza della sua natura, soffre di tutte le condizioni di relatività tipiche della materia: non c'è niente che duri, si nasce, si cresce, s'invecchia e si muore e il timore del nulla crea l’angoscia esistenziale.
Affinché il Purusha (che è il vero Sé di ogni individuo) venga liberato da questo velo d'ignoranza che causa la sofferenza, affinché la buddhi prenda consapevolezza del vero sé che è nascosto all'interno, nei recessi più nascosti della coscienza, per il Samkhya è sufficiente sviluppare la conoscenza attraverso uno studio di tipo speculativo. Lo Yoga invece ritiene che ciò non basti e s'indirizza verso pratiche (quindi esperienze) di tipo corporeo, energetico e meditativo. Perché la Prakrti esiste? Se il Purusha era perfetto e perfettamente realizzato e felice, perché si accosta alla Prakrti? Perché entra in una spirale che lo condurrà alla sofferenza per liberarsi dalla quale dovrà lavorare così tanto fino a riacquistare coscienza di sé? Perché forse alla consapevolezza del Purusha manca un piccolo pezzettino, ma fondamentale; gli manca la coscienza della sua condizione privilegiata. Per cui nella lunga risalita che affronterà per ritrovare la coscienza di Sé egli vedrà questa condizione privilegiata e sarà in grado di apprezzarla. In questo arduo compito sarà aiutato proprio dalla Prakrti; un lungo tirocinio porterà la mente (creatura di Prakrti) ad avvicinarsi sempre più al Purusha: cioè la mente dovrà diventare, con una lunga e tenace pratica, limpida come un cristallo; allora, dalla trasparenza di questo, si intravedrà la luce del Purusha, cadranno i veli che coprivano i suoi "occhi" ed esso riprenderà la coscienza del suo vero Sé.
Buona estate a tutti.
MPG

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